mercoledì 27 luglio 2016

L'abaco e gli antenati del computer

L'abaco e gli antenati del computer
Dalle prime nozioni di conto al mistero della macchina di Anticitera...
Articolo di Andrea Rocchi C.

Le origini dell'abaco

Possiamo definire il computer l'attuale ultima frontiera nell'elaborazione dei dati. Ma il desiderio e la necessità dell'uomo di eseguire calcoli matematici complessi con l'ausilio di macchine ha radici che si perdono nel tempo.L'abaco è di sicuro il sistema di calcolo più antico. Nella sua semplicità fu portatore straordinario di quel seme di genialità che germogliò millenni dopo nella nascita dei tecnologici elaboratori che tutti noi conosciamo. Le sue origini sono incerte ma risalgono presumibilmente al II millennio a.C. anche se alcuni storici ipotizzano un più "vicino" V secolo a.C. Il primissimo abaco era una semplice tavoletta in legno o argilla sulla quale veniva sparsa della sabbia. Per mezzo delle dita o di uno stilo vi venivano annotati sopra numeri, calcoli e risultati. Il luogo esatto della sua comparsa oscilla tra la Mesopotamia, l'Egitto e la Cina, luoghi in cui fiorirono quelle grandi civiltà che contribuirono in modo determinante allo sviluppo delle scienze. Per quanto riguarda i Babilonesi, molti studiosi li sostengono quali inventori dell'abaco a partire dall'alba della loro fiorente civiltà (II millennio a.C.).

La scoperta del mondo preellenico

La scoperta del mondo preellenico
Heinrich Schliemann, Sir Arthur Evans, Michael Ventris e John Chadwick.
Articolo a cura di Andrea Rocchi C.

Quando si riflette sull'arte del mondo antico, si corre con la mente alla meravigliosa produzione artistica ellenica. Le ceramiche, la pittura vascolare, la scultura, l'architettura raggiunsero nell'antica Grecia un livello eccelso di qualità, testimone diretto di una cultura elevata e di una società socialmente e politicamente evoluta. Prima delle grandi scoperte archeologiche, la ricostruzione della Grecia classica si fondava sulle fonti letterarie antiche. L'Iliade di Omero aveva avvolto la Civiltà greca di un alone di irresistibile fascino per i posteri. La Grecia fu considerata la culla della democrazia e della sperimentazione artistica. Fu idealizzata rappresentando un modello di perfezione, una sorta di caso esemplare, in parte lontano dalla realtà storica. In un clima pervaso di esaltazione per i fasti dell'antichità, il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900), iniziò a nutrire profondi dubbi circa questa "idealizzazione" della società greca. Le successive e sempre più insistenti scoperte archeologiche misero in risalto il piano storico della cultura ellenica rispetto a quello "esemplare". Ne è scaturita una più esatta ricostruzione circa le ambientazioni e i contesti sociale, economico e religioso. La produzione artistica divenne, attraverso le forme espressive del linguaggio figurato, fondamentale per comprendere la base stessa di una cultura dalle radici profonde che affondano nella notte dei tempi.

Schliemann, l'uomo che inseguì i suoi sogni

Schliemann, l'uomo che inseguì i suoi sogni
Articolo a cura di Andrea Rocchi C.

«...dovresti seguire l'esempio di tuo padre che, in qualsiasi situazione, ha sempre dimostrato che cosa sia possibile raggiungere con una ferrea volontà...»

Dalla miseria al successo negli affari

La citazione che avete letto poc'anzi è un estratto dalla lettera che Heinrich Schliemann scrisse al figlio il 24 giugno 1870; rappresenta la perfetta sintesi dell'esistenza di questo eclettico individuo, dotato di assoluto talento ed in grado di trasformare una scialba sopravvivenza in qualcosa di indelebile nei secoli a venire. Suo padre, pastore protestante di umili condizioni, gli trasmise l'amore per la Storia, attraverso i racconti incentrati sulle imprese dei mitici eroi greci e troiani cantati da Omero nell'Iliade e nell'Odissea. All'età di dieci anni (1832), Heinrich era già in grado di scrivere un saggio su Troia in latino, regalandolo al genitore. Il sogno di entrare in contatto con quelle leggendarie civiltà, ripercorrere i sentieri calcati da Agamennone, Achille, Ettore, cominciò a farsi sempre più largo nella mente dell'adolescente in un contesto culturale che riteneva i poemi omerici, puro e semplice frutto di fantasia. La caduta in miseria della famiglia, l'abbandono forzato degli studi, il lavoro come garzone di bottega, la malattia che lo costrinse a lasciare l'impiego, non piegarono la volontà di Schliemann nel conseguire il suo sogno infantile. L'incontro casuale in strada con un ubriaco che recitava, schiamazzando, i versi proprio dell'Iliade, risvegliò in lui la volontà di dare una svolta alla propria vita. Si imbarcò come mozzo su un brigantino diretto in Venezuela. Sopravvisse al naufragio dello stesso, avvenuto nel 1841 al largo delle coste olandesi.